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Mr. Henry “and the Hot Rats”

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MR. HENRY
“& THE HOT RATS”
SUITESIDE/PULVER & ASCHE
FORMAT: CD
CAT N.: SS013
OUT: MARCH 2006
PRICE: 5,00 €

 

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Tracklisting: No-Sense # 5 / No-Sense # 9 / No-Sense # 91276 / No-Sense # 69 / No-Sense # 74 / No-Sense # 555/ No-Sense # 1258 / No-Sense # 479 / No-Sense # 80 / No-Sense # 7 / No-Sense # 0

english

Mr. Henry is the alias for Enrico Mangione, a young and talented musician from Varese (Italy). This area of northern Italy, rich in waters and woods, brought to us in the last years a lot of beautiful sounds (Bartòk, Midwest, the Candies…), and actually in Mr.Henry first album, titled “Lazily Go Through… ” (Ghost Records – 2003) a bunch of musicians from the lake district were credited as guests. The record showed in full Mr.Henry’s love for the misterhenryBlues, filtered through the experiences of names as Tom Waits, Nick Cave, Captain Beefheart. With a throat that reveals a voice as deep as Mark Sandman and Barry Adamson ones, Enrico began to play live sets more acid and punkish in attitude than the first album could let imagine. This mood has been fixed in “& the Hot Rats”, the second album on Suiteside / Pulver & Asche. The Hot Rats is the name of the band that join Mr.Henry on stage, but it’s also an homage to the genius of Frank Zappa. In the record played Loris and Paco from Hormiga and Marco from Encode. The tracks have been firstly recorded at Sauna Studio in Varese, then Enrico edited the result inside his home studio, adding distorted electronics and noises, in search of an heavier and more intense sound. “& the Hot Rats” is a patchwork of many influences like country and blues music, played with a raw and experimental mood. In this multi-layered work you’ll find new and unexpected surprises listening after listening, and for sure the variety of different music that Enrico loves (Joseph Arthur, Edgar Varese, Jon Spencer, White Stripes, Calexico, Springsteen, Death in June, Violent Femmes, Bob Dylan, Shellac, Latin Playboys, Ben Christophers, Radiohead, Wilco, Tim Hutton…) is the explanation for the freedom he allowed to

italia

 Enrico Mangione, alias Mr.Henry, vive a Malnate (Varese), in quella zona dei laghi che negli ultimi anni è stata una vera e propria fucina di talenti. Non a caso nel suo primo lavoro, “Lazily Go Through…” (edito da Ghost Records) avevano suonato i Midwest al completo, più componenti di Encode, Bartòk, Hormiga. Ne veniva fuori la passione sviscerata di Enrico per un blues oscuro e intimista, un’attitudine bozzettistica (quasi pittorica), una visione profondamente ironica (se non sarcastica), e una voce da appaiare non osiamo dire al Nume Tom Waits, ma a gente come Mark Sandman e Barry Adamson magari, forse, sì. Con “& the Hot Rats”, pubblicato da Suiteside a inizio 2006 in co-produzione con la svizzera Pulver & Asche, , il nostro esce di casa, fissa finalmente su cd la fisicità e la scompostezza punk dei live set.mrh_01
Emerge lo spirito più acido, fin dal titolo: che è un omaggio a Frank Zappa, nonchè alla band che lo accompagna dal vivo (gli Hot Rats, appunto).
Scrive Enrico: “I pezzi sono stai arrangiati per il live, testati sul palco e poi registrati, alla ricerca di un suono più rock ma anche più elettronico. Mi sono divertito ad usare campioni di ogni genere ed editare pesantemente i pezzi, a mischiare i generi tra loro. Ci sono pezzi che sembrano suonati da una band invece li ho assemblati con il computer, brani country trattati come fossero pezzi dance, campioni di cani e di galline, inserti di musica contemporanea, di rumori, parti di basso suonate da un synth. Ad esempio su No-Sense # 5, non ci sono chitarre elettriche, è il basso distorto che fa tutto quel casino. No-Sense # 91276 è un esplicito omaggio a Tom Waits (in cui hanno suonato Loris e Paco degli Hormiga). No-Sense # 69 è un walzer di due soli accordi con una melodia ispirata ai Radiohead, che comincia con un intro atonale su cui si innestano vari campioni totalmente stravolti e man mano si arriva al finale dove ci sono 4 synth (di cui uno suonato da Marco degli Encode), basso, batteria, 2 chitarre slide, 1 chitarra acustica, un e-bow una chitarra elettrica ed un piano Rhodes.”
La lista dei nomi che Mr. Henry considera “seminali” farebbe inorridire i puristi dei generi: Joseph Arthur, Tom Waits, Zappa, Edgar Varese, Jon Spencer, White Stripes, Captain Beefheart, Calexico, Springsteen, Death in June, Nick Cave, Violent Femmes, Bob Dylan, Shellac, Latin Playboys, Ben Christophers, Radiohead, Wilco, Tim Hutton.
Ma del resto il purismo è l’antitesi di ogni forma di avanguardia, o semplicemente della creatività, per non parlare del divertimento…

La nuova sorpresa che arriva da Varese porta il nome di Mr.Henry. Il respiro di & the Hot Rats è profondo e rock, imbattendosi nel percorso in minimali minuetti western che conducono sui sentieri desertici esplorati dai Calexico. 4/5 Rumore
Un disco storto e umorale, che si assesta là dove sta di casa Tom Waits (rondò à la Mackie Messer in #91276, crooner minimale nel #479). Henry si disimpegna bene alle prese col valzer spettrale, ultimo, siglato #69, e scende in città col fazzoletto da redneck al collo del #1258. Chiude un vero e proprio take onirico, col capo mandria a bofonchiare uno sleepcore ventrale che toglie i peccati del mondo. (7) Blow Up
Bizzarie che si traducono con un ispirato blues noir dagli effetti distorti…suoni densi come più bicchieri di whisky sorseggiati con estrema calma per gustarne la più viziosa essenza. Chi si avvicinerà alle sue viscerali interpretazioni non potrà che brindare in suo onore. Rockstar
Una voce che rimanda a certo cantautorato arrochito, da Tom Waits in poi e che si inerpica attraverso canzoni che paiono essere state assemblate rovistando nelle pagine più oscure e disturbate della musica d’autore americana degli ultimi quarant’anni. Ma sempre facendo affidamento ad una apprezzabilissima vena anarchica che gli consente di passare dal garage acido di “No-Sense # 5” ad una “No-Sense # 74” che rimanda a Mark Lanegan, dalla inaspettatamente funk “No-Sense # 1258” alla quasi appalachiana “No-Sense # 479”. Trenta minuti sono più che sufficienti per lasciare il segno. Mucchio
Blues. Blues duro della periferia.
Blues contaminato che omaggia l’indimenticabile Frank Zappa,
Quindi se amate sfidare la legge e correre veloci in auto, questo disco fa per voi.
Se vi piacciono Zappa, i Radiohead, Tom Waits, I White Stripes e Casadei,
per voi questo disco è linfa vitale.
Dimenticavo, Mr. Henry è di Malnate
in provincia di Varese, e canta in inglese, bene, delle frasi senza senso.
D – La Repubblica delle Donne
Siamo di fronte a una strana creatura, capace di passare, nello spazio di una canzone, da un’atmosfera che potrebbe essere uscita dalla mente di Bobbie Gillespie dei Primal Scream (“No Sense #9”; “No Sense # 0”), a una serata alcolica di un ancora giovane Tom Waits (“No Sense # 91276). Le radici della musica americana passate sotto il filtro rumoristico di Jim O’Rourke (“No Sense # 479”) sono il tratto essenziale di “& The Hot Rats”. Genio e sregolatezza, si dice. A questo si aggiunge la magia che trasforma un paese della provincia lacustre in un angolo di abbandonato di Nord America, ovvero il potere evocativo della musica. MTV.it
Grezzo, sbruffone, e insolente, Mr. Henry si diverte a intitolare i brani con quel “No-Sense” che ha un po’ il gusto della provocazione, per di più sostenuta da una visionarietà dai connotati sarcastici. Un cantautorato deragliante, dal gusto moderatamente sboccato nel frullare stilemi e generi, ma dedito soprattutto a sbirciare, di nascosto, l’evocatività polverosa del blues. Onda Rock
Mr. Henry è Mr. Henry: uno forte, talentuoso, con un sacco di idee. Le undici canzoni di “& The Hot Rats” (titolo-omaggio a Zappa) sono un continuo allontanarsi-avvicinarsi dall’immaginario waitsiano, un gioco di variazioni e contaminazioni prolifico ed ispirato che dalla prima alla decima traccia (molte sotto i due minuti) cova, sperimenta, azzarda, e poi all’undicesima si libera, si espande. 4/5 MusicbOOm
Vi sembrera’ si sentire Mark Lanegan cantare su un pezzo di Jon Spencer, o un valzer degno del migliore Tom Waits cantato con la voce piu’ tabaccosa che mai.
Mr.Henry e’ punk e romantico, giocoso e minaccioso al tempo stesso.
Martini Bros
La strada di Mr. Henry, al secolo Enrico Mangione, si fa più suggestiva: lacrime di Thom Yorke sugli spartiti orchestrali di Pall Jenkins in “No-Sense #69”, un canto (mid)west errante -“No-Sense #74”- cui manca solo l’armonica e il saloon, la b-side della traccia strappalacrime per l’ultimo matrimonio di Benigni e Nicoletta: siglata #479 nel suo essere “senza senso” come tutte le altre, dove il suono che ascolti proviene dallo strumento che non ti aspetti, arrangiato e trattato in maniera inedita, folle, sgangherata in senso buono… Rock it
Un’acidità blues intransigente nello scartare in avanti rispetto all’intrigante esordio di qualche anno fa targato Ghost Records. Resta la vicinanza a quella sfera cantautorale americana più grezza e sempre amata, ma a questa si abbina un maggiore impatto fisico, stravolto attraverso una concretezza garage ed un’attitudine (non appaia assurdo) punk. L’ambivalenza fra tessuto elettrico ed elettronico, oltre ad aiutare nel tentativo (riuscito) di alzare il tiro dei brani, aggiunge ulteriori particolari ad un album deragliante nella forma e convincente nella sostanza. Kronic
Il bello di Mr.Henry sta nel riportare le canzoni (così ben fatte) nella confusione caotica che le ha generate. Ottimi pezzi lasciati liberi a sguazzare nel casino. Dopo tutto, il rumore di fondo è sempre stato un nostro caro amico. E’ bello, ogni tanto, ricordarlo. Movimenta
Mr. Henry & The Hot Rats ci offre un prodotto di tutto rispetto centellinando in modo adeguato blues, rock ed un pizzico di country che donano al lavoro un tocco di originalità e calore dovuto soprattutto alla voce
“Waitsiana”. Il nostro ci regala piccole perle di rock lisergico e passionale. 4/5 Territorio Musicale
Un disco convincente, che entra sotto la pelle senza bisogno di malinconie esasperate o d’eccessi nelle composizioni, che colpisce dritto in faccia per la sua genuinità e per la freschezza nella proposta musicale e che nonostante la sua acida stranezza riesce ad ammaliarmi totalmente. Rocklab
Mezz’oretta che incrocia atmosfere western, blues-rock alla White Stripes, Tom Waits, Mark Lanegan. Insomma roba che dovrebbe arrivare dalla polvere delle distese americane o giù di li e non dal traffico del centro di Varese. Interessante. Perchè No

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