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Morose “On the back of each Day”

ss014coverwebMOROSE
“ON THE BACK OF EACH DAY”
FORMAT: CD cartoon sleeve
CAT N.: SS014
OUT: OCTOBER 2006
PUBLISHER: DE FERRARI & DE VEGA srl
PRICE: 8,00 €

 

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Tracklisting: We Guarantee Disappointment / Beginning of the End / Rain Dance / Foie de Dinde / The Eyes Closed / Drowned Gramophone / Haven’t You Noticed? / Cry Faugh! / Juròdivyi / Blessing in Disguise

english

On the Back of Each Day. The third album for Morose, a mirror for an history rich in deep, texture, references. Morose are musicians in the oldest sense of the word, for them art becomes the only way to deal and to cope with the everyday life and its rules. Their music is intense, not always easy to be digested as it soaks into wide realms of darkness, empty landscapes, introversion and literary quotes. Their sound, created with acoustic guitar, morosefrance06electronics and inserts of trumpet, piano, clarinet and other weird instruments, can for sure appeal those who love Will Oldham, Current 93, Matt Elliott, David Thomas, Dirty Three. OTBOED has been produced by Fabrizio Modenese Palumbo (Larsen, XXL), at O.F.F. Studios in Torino in late July ’06.

italia

 Intensi, delicati, atipici.
I Morose sono un gruppo con una storia, intessuta di ascolti, letture, esperienze di gruppo e personali. “On the Back of Each Day”, il terzo album, è stato registrato a Luglio a Torino, presso gli O.F.F. Studios, con la produzione artistica di Fabrizio Modenese Palumbo (Larsen, XXL). Chitarra acustica, clarino, tromba, campionamenti, tastiere, a creare atmosfere ispirate che riscattano – o perlomeno si propongono di riscattare – da quelle che lo stesso trio chiama “le bassezze del mondo”. Musica come esperienza catartica di creazione di una realtà più accettabile seppur imperfetta.
Musica che necessita di un ascolto non distratto, suoni in bianco e nero, ma con tutte le sfumature possibili dei grigi.
Per chi ama Will Oldham, Current 93, , Matt Elliott, David Thomas, Dirty Three.

Colpisce l’unicità del percorso artistico dei Morose. Spieghiamoci meglio: i Morose sono autori di un suono fortemente europeo. Caldo ma distaccato, compassato ma pulsante. Gran disco, lontano dalle cose di tutti i giorni. 8 Rumore
Un buco nero, un gorgo senza fine: il pessimismo cosmico del trio spezzino protrae a un tempo le sillabe e la lentezza malata di “People have ceased to ask me about you” dentro un granito di dolente spettralità. (7/8) Blow Up
Un suono dilatato e umbratile che si rivela via via sempre più caldo, intenso e prodigo di suggestioni, sospeso com’è in una dimensione onirica sorretta per lo più da leggiadri ceselli di chitarra classica, da squisite pennellate di tastiere elettroniche e non, da limpidi fraseggi di tromba. Mucchio
tourcardUn disco che definire fenomenale è poco. Le dieci canzoni di questo bellissimo album hanno il potere catartico di farti attraversare la malinconia più fosca, un immaginario in bianco e nero o tutt’al più seppiato e un pugno di storie calate in una dimensione astratta e senza confini definiti, facendotene uscire pemeato di dolce e profonda poesia. Un risultato che non ammette ascolti distratti o passaggi affrettati e che, proprio per questo, incide in profondità. Consigliatissimo. Buscadero
Un disco che è la rivelazione di un mondo sommerso, oscuro, quasi inaccessibile , impalpabile. Un lungo viaggio, a tratti perverso, negli abissi di disperate e disperanti drinking songs…ipnotiche divagazioni di piano, ketron, tromba e campioni a dare voce agli angoli più oscuri del nostro animo. 7/10 Rockerilla
Melodie che sembrano provenire da un’altra dimensione, da cui i suoni escono attutiti e ogni gesto appare lontano, slegato da immediata necessità. L’intento di costruire una colonna sonora che segua le rotte dell’emozione e degli echi infiniti del proprio paesaggio interiore. Rocksound
“On The Back Of Each Day” è l’apice di una storia musicale e letteraria, personale eppure attenta al fluire delle cose. Le trame acustiche e le tastiere si incastrano alla perfezione, per lasciare sfogare in uno slow-core autorale tromba e clarino, impregnando di campionamenti da notte allucinata il substrato di base. Kronic
Un lavoro perfettamente riuscito prodotto in maniera impeccabile da Fabrizio Modenese Palumbo dei Larsen e suonato ancora meglio dai Morose che vanno così a confermare la loro incredibile personalità artistica dando all’ascoltatore qualcosa di magico ed estasiante, qualcosa che si ricorda. Rocklab
Quasi fosse un periglioso e lungo viaggio dell’anima, questo disco ci costringe a fare i conti con le ambiguità e le paure che l’anima stessa dissimula e nasconde. In esso i Morose vogliono come metterci alla prova e nel farlo danno vita a una sintesi di suoni e di stili, che li consacra quali autori di sommo valore, non solo su scala nazionale, ma internazionale. Music Club
La poesia è la chiave di lettura primaria di un disco come ‘On The Back Of Each Day’. Un lavoro sospeso tra analisi interiore, calma riflessiva e intensa evocazione sentimentale. Un lento succedersi di arpeggi acustici, note di pianoforte, tastiere cosmiche, voce narrante e trombe che marcano ancora più a fondo il senso di isolamento che si percepisce. Fragile bellezza sonora allo stato puro. Music Club 2
Quella dei Morose è la visione pessimistica di chi ha avuto modo di fissare negli occhi l’abisso e ha scoperto, suo malgrado, di farne parte: cerca disperatamente di mettere da parte gli umori più melanconici, dolcemente perduti, ed è pronto a trasformarli in rumore. Perché è l’unica cosa con cui potrà, forse, combattere ciò che lo circonda. Per ora resta il pianto sommesso, avvolgente e unico, di chi ha conosociuto la consapevolezza. Un album da restare senza fiato, se lo si capisce veramente. Kalporz
L’album si dimostra opera visionaria e visuale, capace di colpire in profondità con le sue lentezze e di creare dal nulla espressionismo d’alta scuola, suggestioni prepotenti, catarsi lancinanti. (7.5/10) Sentire Ascoltare
Un disco di una bellezza intensa e delicatissima, perché fuori dal tempo, fuori dalle mode, fuori dal mucchio. Ma dentro il cuore. E lì non c’è spazio per le finzioni, gli atteggiamenti o le pose. Rockit (Prima Scelta)
Molti, da quello che leggo riguardo ad ‘On the Back of Each Day ‘, ne mettono in evidenza l’aspetto cupo, e parlano di un risvolto misantropico o addirittura di un pessimismo cosmico. Credo sia più corretto, come scrivevo, dire della grande malinconia, e della ricerca estetica approfondita dei Morose. FreakOut
Il gruppo ha spostato in modo continuo e quasi millimetrico gli assi portanti del suo sadcore, ma in modo assolutamente spontaneo, poetico, quasi silente. Anti-demagogico, verrebbe da dire. Onda Rock
È un disco che ha qualcosa di Satie, di un andare parigino, di una morra cinese giocata per le ultime caramelle del barattolo.
Ha qualcosa di un’implacabilità eterea, scodinzolante, farraginosa eppur coriacea.
Un disco che non passa, e ritorna, carezzevole e carezzato, e caritatevole. Hate TV
Un album d’une beauté incommensurable à l’instar du morceau clôturant l’album (Blessing in disguise). Le mélange des cuivres (clarinette, trompette), du mélodica, du piano et de chœurs élégiaque est à tomber par terre.
Foutraque (FR)
Belle canzoni, atmosfere avvolgenti ed austere, fanno di questo disco un piccolo lume prezioso da accendere nelle nostre notti più desolate e silenziose. Perchè No

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